LUTERAIA 2007: al cuore di Montepulciano

28 Aprile 2010 | dicono di noi

INTRAVINO n. 15 – Giugno 2007

LUTERAIA 2007: al cuore di Montepulciano di Andrea Gori

Ogni tanto mi commuovo anch’io. Scherzi del marketing d’altri tempi, diresti. Succede che la proprietaria di un’azienda, non potendo muoversi, chiama direttamente alcuni locali e, se interessati, manda una delle sue bottiglie. Qualche giorno dopo richiama per sentire se è piaciuta, con la dolcezza e l’umiltà di chi crede in quello che fa quotidianamente.

Tentar non nuoce e il vino arriva con una lettera di accompagnamento essenziale, altro che “Carissimo xxx, le vorremmo..il nostro  fantastico.. buonissimo..alla sua eccelsa competenza…“: poche righe sul genere  “versami e capirai, troppe chiacchiere mettono solo sete”. Eseguo puntualmente, e faccio bene. Questo Luteraia 2007 ha il colore che racconta i sogni del vino in Toscana.

Naso di terra, liquirizia, lamponi freschi, poi sentori dolci e spezie in chiusura: chiodi di garofano e cannella impreziosiscono un bouquet tutt’altro che muscolare o legnoso. È un vino che conquista già al naso, complesso e con cenni di ginger e pepe rosa che invitano alla scoperta. In bocca il liquido stupisce per quella sua lieve e incontenibile capacità di scivolare sulla lingua prima che il tannino entri in azione a detergere il palato. Probabilmente è l’uva bianca del blend a conferire quell’equilibrio intrigante che solo certi piccoli grandi vini italiani sanno avere, chissà. L’assaggio è appagante, il liquido si distende e l’armonia cresce nel bicchiere.

Il finale di ciliegia e tabacco è lungo quanto basta, la freschezza palpitante invita al sorso e racconta uno di quei vini che in Toscana mancano come il pane. Pensare il Luteraia su certe carni alla griglia è godimento puro, nella speranza che un giorno non lontano torni in zona il buon senso di fare vini così.  Questo Toscana igt esce 3 anni dopo la vendemmia, dopo 4 esce invece la versione Vino Nobile di Montepulciano, con un taglio di uve leggermente diverso. Uguali le varietà utilizzate: sangiovese, sangiovese grosso, canaiolo, mammolo e malvasia aromatica.

Io preferisco l’igt al Nobile (25 e 28 euro in enoteca), comunque sono da cercare e conservare entrambi. Il numero di bottiglie è esiguo e la reperibilità limitata, chiedere in azienda per sapere dove trovarlo.

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